Leonardo da Vinci

Frasi belle ed aforismi Leonardo da Vinci

Frasi belle ed aforismi Leonardo da Vinci è una raccolta dei più bei aforismi e delle più belle frasi del grande Leonardo da Vinci: aforismi sugli animali, aforismi sull’amore, sull’uomo, sulla vita, sulla natura, sul comportamento umano… Leonardo da Vinci non ha bisogno di presentazioni, tutto il mondo ancor oggi ne riconosce il genio assoluto, forse il più grande mai esistito, e come tale non meraviglia che sia padre di importanti e famosi aforismi, frasi famose e citazioni.

Aforismi di Leonardo da Vinci sull’uomo

Chi poco pensa molto erra

Saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri

Raro cade chi ben cammina

Si può ridare forma ad un vaso crudo rotto, ma non ad uno cotto

Chi nega la ragion delle cose, pubblica la sua ignoranza

Chi teme i pericoli non perisce per quegli

Quando camminerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete stati e là vorrete tornare

Imperochè essendo noi composti di due cose, cioè d’anima e di corpo, delle quali la prima è migliore, la peggiore è il corpo, la sapienzia è della miglior parte, il sommo male è della peggior parte e pessima 

L’uomo ha grande discorso del quale la più parte è vano e falso, li animali l’hanno piccolo ma è utile e vero 

Lo corpo nostro è sottoposto al cielo, e lo cielo è sottoposto allo spirito

Discernere, giudicare, consigliare sono atti umani 

Dispregiando uno vecchio pubblicamente un giovane, mostrando aldacemente non temer quello, onde il giovane li rispuose che la sua lunga età li faceva migliore scudo che la lingua o la forza

L’anima mai si può corrompere nella curuzzion del corpo, ma sta nel corpo a similitudine del vento ch’è causa del sono de l’organo, che guastandosi una cana no’ resultava per quella, del vento buono effetto

Aforismi di Leonardo da Vinci sull’amore

Amor ogni cosa vince

Aforismi di Leonardo da Vinci sulla vita

Cogli la gremigna perché le bon’erbe crescino

La stoltizia è scudo della vergognia, come la improntitudine della povertà

Ciò che non ha termine non ha figura alcuna 

Chi tempo ha e tempo aspetta, perde l’amico e danari non ha mai

Il voto nasce quando la speranza more 

Chi vol essere ricco in un dì è impiccato in un anno 

Quelli che s’innamorano di pratica senza scienza son come il nocchiere, che entra in naviglio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada

Sì come ogni regno in sé diviso è disfatto, così ogni ingegno diviso in diversi studi si confonde e indebolisce

Costanzia: non chi comincia, ma quel che persevera 

Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire

Aforismi di Leonardo da Vinci sulla pittura e sulla poesia

La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede

Aforismi di Leonardo da Vinci sull’uomo e sulla vita

L’avaro ha una somma pazzia, che sempre stenta per non stentare, e la vita a lui fugge sotto speranza di godere i beni con somma fatica acquistati

Si come l’animosità è pericolo di vita, così la paura è la sicurtà di quella

La vita ben spesa lunga è

Triste è quel discepolo che non avanza il suo maestro  

Aforisma di Leonardo da Vinci
Aforisma di Leonardo da Vinci

Aforismi di Leonardo da Vinci sulla natura

Avendo il cedro desiderio di fare uno bello e grande frutto in nella sommità di sé, lo mise a seguizione con tutte le forze del suo omore, il quale frutto, cresciuto, fu cagione di fare declinare la elevata e diritta cima

La vite, invecchiata sopra l’albero vecchio, cadde insieme con la ruina d’esso albero, e fu per la trista compagnia a mancare insieme con quello

Molte volte una medesima cosa è tirata da due violenzie, cioè necessità e potenzia: l’acqua piove, la terra la sorbisce per necessità d’omore, el sole l’asciuga non per necessità ma per potenzia 

Il torrente portò tanto di terra e pietre nel suo letto, che fu po’ constretto a mutar sito

Il noce mostrando sopra una strada ai viandanti la ricchezza de’ sua frutti, ogni omo lo lapidava

Come è più difficile a ‘ntendere l’opere di natura che un libro d’un poeta 

Il cedro, insuperbito della sua bellezza, dubita delle piante che li son d’intorno, e fattolesi torre dinanzi, il vento poi, non essendo interrotto, lo gittò per terra diradicato

La pianta si dole del palo secco e vecchio, che se l’era posto allato, e de’ pruni secchi che lo circundano: l’un lo mantiene diritto, l’altro lo guarda dalle triste compagnie 

Il salice, che per li sua lunghi germinamenti cresce da superare ciascuna altra pianta, per avere fatto compagnia colla vite, che ogni anno si pota, fu ancora lui sempre storpiato

Aforismi di Leonardo da Vinci sugli animali

Il ragno, stante infra all’uve, pigliava le mosche che in su tale uve si pascevan. Venne la vendemmia, e fu pesto il ragno insieme coll’uve

Il falcone non potendo sopportare con pazienza il nascondere che fa l’anitra fuggendosele dinnanzi e entrando sotto acqua, volle come quella sotto acqua seguitare, e, bagnatosi le penne, rimase in essa acqua, e l’anitra, levatasi in aria, schernia il falcone che annegava

Chi piglia la biscia per la coda, quella poi lo morde  

La rete, che soleva pigliare li pesci, fu presa e portata via dal furor de’ pesci 

Aforisma sui pesci di Leonardo da Vinci
Aforisma sui pesci di Leonardo da Vinci

El granchio stando sotto il sasso per pigliar e pesci che sotto a quello entravano, venne la piena con rovinoso precipitamento di sassi, e collo rotolarsi sfracelloron tal granchio

Il ragno credendo trovar requie nella buca della chiave, trova la morte

Sendo l’ostriga insieme colli al[tri] pesci in casa del pescatore scaricata vicino al mare, priega il ratto che al mare la conduca. Il ratto, fatto disegno di mangiarla, la fa aprire e mordendola, questa li serra la testa e sì lo ferma. Viene la gatta e l’uccide

Volendo l’aquila schernire il gufo, rimase coll’alie impaniate, e fu dall’omo presa e morta

Il falcone non potendo sopportare con pazienza il nascondere che fa l’anitra fuggendosele dinnanzi e entrando sotto acqua, volle come quella sotto acqua seguitare, e, bagnatosi le penne, rimase in essa acqua, e l’anitra, levatasi in aria, schernia il falcone che annegava 

Trovato il ragno uno grappolo d’uve, il quale per la sua dolcezza era molto visitato da ave e diverse qualità di mosche, li parve aver trovato loco molto comodo al suo inganno. E calatosi giù per lo suo sottile filo, e entrato nella nova abitazione, lì ogni giorno, facendosi alli spiraculi fatti dalli intervalli de’ grani dell’uve, assaltava, come ladrone, i miseri animali, che da lui non si guardavano. E passati alquanti giorni, il vendemmiatore còlta essa uva e messa coll’altre, insieme con quelle fu pigiato. E così l’uva fu laccio e ‘nganno dello ingannatore ragno, come delle ingannate mosche.

Aforismi di Leonardo da Vinci sul comportamento umano

Questo per isperienza è provato, che chi non si fida mai sarà ingannato

Da Cornelio Celso. Il sommo bene è la sapienza, il sommo male è il dolore del corpo.

Aforismi di Leonardo da Vinci sull’ingegno

Si come il ferro s’arrugginisce sanza esercizio, e l’acqua si putrefà o nel freddo s’addiaccia, così lo ‘ngegno sanza esercizio si guasta 

Aforismi di Leonardo da Vinci sulla natura e sul comportamento umano

Il persico, avendo invidia alla gran quantità de’ frutti visti fare al noce suo vicino, diliberato fare il simile, si caricò de’ sua in modo tale, che ‘l peso di detti frutti lo tirò diradicato e rotto alla piana terra

Lussuria è causa della generazione 

Sempre le parole che non saddisfanno all’orecchio dello alditore li danno tedio over rincrescimento; e l’segno di ciò vedrai spesse volte tali ulditori essere copiosi di sbavigli. Adunque tu che parli dinanti a omini di cui tu cerchi benivolenzia, quando tu vedi tali prodigi di rincrescimento, abrevia il tuo parlare o tu muta ragionamento; e se tu altrementi farai, allora i’ loco della desiderata grazia, tu acquisterai odio e nimicizia 

Colui che più possiede, è colui che più ha paura di perdere 

L’ordinare è opra signorile, l’oprare è atto servile 

Il fico stando sanza frutti nessuno lo riguardava; volendo, col fare essi frutti, essere laldato da li omini, fu da quelli piegato e rotto

L’omo ha desiderio d’intendere se la femmina è cedibile alla dimandata lussuria, e intendendo di sì e come ell’ha desiderio dell’omo, elli la richiede e mette in opera il suo desiderio, e intender nol pò se non confessa, e confessando fotte

Aforismi di Leonardo da Vinci sulla scienza

La meccanica è il paradiso della matematica perché qui se ne possono cogliere i frutti. Non c’è certezza nella scienza se la matematica non può esservi applicata, o se non vi è comunque in relazione

Frasi famose, frasi belle, citazioni e aforismi di Leonardo da Vinci

Il foco è da esser messo per consumatore d’ogni sofistico e scopritore e dimostratore di verità, perché lui è luce, scacciatore delle tenebre occultatrici d’ogni essenzia

Gola è mantenimento della vita

Il pesante ferro si reduce in tanta sottilità mediante la lima, che piccolo vento poi lo porta via

La verità al fine non si cela; non val simulazione. Simulazion è frustrata avanti a tanto giudice

No’ si volta chi a stella è fisso

Paura over timore è prolungamento di vita

Mal fai se laldi, e pegio istu riprendi la cosa, quando bene tu no la ’ntendi

Uno artigiano andando spesso a vicitare un signore, sanza altro proposito dimandare, al quale il signore domandò quello che andava facendo. Questo disse che venia lì per avere de’ piaceri che lui aver non potea; perocchè lui volentieri vedeva omini più potenti di lui, come fanno i popolari, ma che ‘l signore non potea vedere se non omini di men possa di lui: e per questo i signori mancavano d’esso piacere – frase famosa di Leonardo da Vinci

E se vòi vedere di quel che un si diletta, senza udirlo parlare, parla con lui mutando diversi ragionamenti; e quel dove tu lo vedi stare intento, sanza sbavigliamenti o storcimenti di ciglia o altre varie azione, sia certo che quella cosa di che si parla è quella di che lui si diletta

Una volta che abbiate conosciuto il volo camminerete sulla terra guardando il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare

La palla della neve quanto più rotolando discese delle montagne della neve, tanto più moltiplicò la sua magnitudine – aforisma di Leonardo da Vinci sulla palla di neve

Data la causa, la natura opera l’effetto nel più breve modo che operar si possa

L’omo e gli animali sono propio transito e condotto di cibo, sepoltura d’animali, albergo de’ morti, facendo a sé vita dell’altrui morte, guaina di corruzione

Ottima cosa è nell’animo la sapienza. Così è pessima cosa nel corpo il dolore. Adunque siccome il sommo male è ‘l corporal dolore, così la sapienza è dell’animo il sommo bene, cioè de l’om saggio, e niuna altra cosa è da a questa comparare

Uno vede una grande spada allato a un altro e dice: “O poverello! Ell’è gran tempo ch’io t’ho veduto legato a questa arme: perché non ti disleghi, avendo le mani disciolte e possiedi libertà?” Al quale costui rispose: “Questa è una cosa non tua, anzi è vecchia.” Questo, sentendosi mordere, rispuose: “Io ti conosco sapere sì poche cose in questo mondo, ch’io credevo che ogni divulgata cosa a te fussi per nova – frase di Leonardo da Vinci

Sicome il mangiare sanza voglia fia dannoso alla salute, così lo studio sanza desiderio guasta la memoria, e no’ ritiene cosa ch’ella pigli – aforisma di Leonardo da Vinci sullo studio

Ogni nostra cognizione, principia dai sentimenti

Il lume, o foco incordo sopra la candela, quella consumando se consuma – aforisma di Leonardo da Vinci sul fuoco e la candela

Necessaria compagnia ha la penna col temperatoio e similmente utile compagnia, perché l’una sanza l’altro non vale troppo

Lo specchio si groria forte tenendo dentro a sé specchiata la regina e, partita quella, lo specchio riman vile – aforisma di Leonardo da Vinci sullo specchio

L’acqua che trabocca sopra i sua ripari, quegli discalza e ruina dalla opposita parte

Nessuna cosa è da temere quanto la sozza fama. Questa sozza fama è nata da’ vizi

Beata è quella possessione, che vist’è da l’occhio del padrone

La natura è piena d’infinite ragioni, che non furon mai in isperienzia

Ogni impedimento è distrutto dal rigore

Il vino consumato dallo imbriaco. Esso vino col bevitore si vendica – aforisma di Leonardo da Vinci sul vino

A ciascuno strumento si richiede esser fatto colla esperienza. Ciascuno strumento per sé debbe essere operato colla esperienza dond’esso è nato.

La pazienza fa contra alle ingiurie non altrementi che si faccino i panni contro del freddo; imperò che se ti multiplicherai di panni secondo la multiplicazione del freddo, esso freddo nocere non ti potrà; similmente alle grandi ingiurie cresci la pazienza, esse ingiurie offendere non ti potranno la tua mente – frase famosa di Leonardo da Vinci

Giustizia vol potenzia, intelligenzia e volontà, e si assomiglia a’re delle ave.

Addormentatosi l’asino sopra il diaccio d’un profondo lago, il suo calore dissolvé esso diaccio, e l’asino sott’acqua, a mal suo danno, si destò, e subito annegò – aforisma di Leonardo da Vinci sugli animali

Vedendo il villano la utilità che resultava dalla vite, le dette molti sostentaculi da sostenerla in alto, e, preso il frutto, levò le pertiche e quella lasciò cadere, facendo foco de’ sua sostentaculi – aforisma di Leonardo da Vinci sull’uomo e la vite

L’inchiostro displezzato per la sua nerezza dalla bianchezza della carta, la quale da quello si vide imbrattare. Vedendosi la carta tutta macchiata dalla oscura negrezza dell’inchiostro, di quello si dole; el quale mostra a essa che per le parole, ch’esso sopra lei compone, essere cagione della conservazione di quella.

La formica trovato uno grano di miglio, il grano sentendosi preso da quella gridò: “Se mi fai tanto piacere di lasciarmi fruire il mio desiderio del nascere, io ti renderò cento me medesimi”. E così fu fatto – aforisma di Leonardo da Vinci sul grano e la formica

Non si dimanda ricchezza quella che si può perdere. La virtù è vero nostro bene ed è vero premio del suo possessore: lei non si può perdere, lei non ci abbandona, se prima la vita non ci lascia – aforisma di Leonardo da Vinci sull’uomo

È vero che l’uomo è il re degli animali, perché la sua brutalità supera la loro. Viviamo grazie alla morte di altri. Già in giovane età ho rinnegato l’abitudine di cibarmi di carne, e ritengo che verrà un tempo nel quale gli uomini conosceranno l’anima degli animali e in cui l’uccisione di un animale sarà considerata con lo stesso biasimo con cui consideriamo oggi quella di un uomo – frase bella di Leonardo da Vinci

E questo omo ha una somma pazzia, cioè che sempre stenta per non istentare, e la vita se li fugge sotto speranza di godere i beni con somma fatica acquistati.

Molti mi crederanno ragionevolmente poter riprendere allegando le mie prove per essere contro all’alturità d’alquanti omini di gran riverenza apresso de’ loro inesperti iudizi, non considerando le mie cose essere nate sotto la semplice e mera sperienza, la quale è maestra vera – frase bella di Leonardo da Vinci

I’ rovistrice, sendo stimolato nelli sua sottili rami, ripieni di novelli frutti, dai pungenti artigli e becco delle importune merle, si doleva con pietoso rammarichio inverso essa merla, pregando quella che poi che lei li toglieva e sua diletti frutti, il meno nolle privassi de le foglie, le quali lo difendevano dai cocenti razzi del sole, e che coll’acute unghie non iscorticasse [e] desvestissi della sua tenera pella.

Il foco contende l’acqua posta nel laveggio, dicendo che l’acqua no merita star sopra il foco, re delli elemente, e così vo’ per forza di bollore cacciare l’acqua del laveggio; onde quella per farli onore d’ubbidienzia discende in basso e anniega il foco – frase famosa di Leonardo da Vinci

O dormiente. O che cosa è sonno? Il sonno ha similitudine con la morte. O perché non fai adunque tale opra, che dopo la morte tu abbi similitudine di perfetto vivo, che vivendo farsi col sonno simile ai tristi morti? – frase bella di Leonardo da Vinci

Chi cava la fossa, questa gli ruina addosso.

Tal’è ‘l mal che non mi noce, quale il bene che non mi giova: li giunchi che ritengono le pagliucole che l’anniegano.

L’omo ha desiderio d’intendere se la femmina è cedibile alla dimandata lussuria, e intendendo di sì e come ell’ha desiderio dell’omo, elli la richiede e mette in opera il suo desiderio, e intender nol può se non confessa, e confessando fotte – frase famosa di Leonardo da Vinci

Perché si vede più certa la cosa l’occhio ne’ sogni che colla immaginazione stando desto

Come il ferro in disuso arrugginisce, così l’inazione sciupa l’intelletto

Fu dimandato un pittore, perché facendo lui le figure sì belle, che eran cose morte, per che causa avessi fatto i figlioli sì brutti. Allora il pittore rispose che le pitture le fece di dì e i figlioli di notte – frase famosa di Leonardo da Vinci

La natura pare qui in molti o di molti animali stata più presto crudele matrigna che madre, e d’alcuni non matrigna, ma piatosa madre

Quando io crederò imparare a vivere, e io imparerò a morire  – aforisma di Leonardo da Vinci

Ogni azione fatta dalla natura non si pò fare con più brieve modo co’ medesimi mezzi. Date le cause la natura partorisce li effetti per i più brievi modi che far si possa

Tutto il nostro sapere ha origine dalle nostre percezioni

Nessun consiglio è più leale che quello che si dà dalle navi che sono in pericolo

Aristotele e Alessandro furono precettori l’un de l’altro. Alessandro fu ricco di stato, il qual li fu mezzo a osurpare il mondo; Aristotele ebbe grande scienzia, la quale li furon mezzo a osurpasi tutto il rimanente delle scienzie composte dalla somma de’ filosofi – frase famosa di Leonardo da Vinci

D’ogni cosa la parte ritiene in sé la natura del tutto – aforisma di Leonardo da Vinci

A torto si lamentano li omini della innocente esperienzia, quella accusando di fallacie e di bugiarde dimonstrazioni

Colui che non rispetta la vita, non la merita

Io t’ubbidisco, Signore, prima per l’amore che ragionevolmente portare ti debbo, secondaria ché tu sai abbreviare o prolungare le vite a li omini

Chi ha provato il volo camminerà guardando il cielo, perché là è stato e là vuole tornare – aforisma di Leonardo da Vinci

La scienza è il capitano, e la pratica sono i soldati

Il giudizio nostro non giudica le cose fatte in varie distanzie di tempo nelle debite e propie lor distanzie, perché molte cose passate di molti anni parranno propinque e vicine al presente, e molte cose vicine parranno antiche, insieme coll’antichità della nostra gioventù, e così fa l’occhio infra le cose distanti, che per essere alluminate dal sole, paiano vicine all’occhio, e molte cose vicine paiano distanti

La vitalba, non istando contenta nella sua siepe, cominciò a passare co’ sua rami la comune strada e appiccarsi all’opposita siepe; onde da’ viandanti poi fu rotta

Dov’entra la Ventura, la ‘nvidia vi pone lo assedio e lo combatte, e dond’ella si parte vi lascia il dolore e il pentimento

Chi si promette dalla sperienza quel che non è in lei si discosta dalla ragione

Voi, speculatori, non vi fidate delli autori che hanno sol co’ l’imaginazione voluto farsi interpreti fra la natura e l’omo, ma sol di quelli che, non coi cenni della natura, ma co’ gli effetti delle sue esperienzie hanno esercitato i loro ingegni. E riconoscere come l’esperienzie ingannano chi non conosce loro natura, perché quelle che spesse volte paiono una medesima, spesse volte son di grande varietà, come qui si dimostra

Ecco alcuni che non altramente che transito di cibo, e aumentatori di sterco e riempitori di destri chiamarsi debono, perché per loro non altro nel mondo apare, alcuna virtù in opera si mette, perché di loro altro che pieni destri non resta

Una lavava i panni e pel freddo aveva i piedi molto rossi, e, passandole appresso, uno prete domandò con ammirazione donde tale rossezza dirivassi; al quale la femmina subito rispuose che tale effetto accadeva, perché ella aveva sotto il foco. Allora il prete mise mano a quello membro, che lo fece essere più prete che monaca, e, a quella accostatosi, con dolce e sommessiva voce pregò quella che ‘n cortesia li dovessi un poco accendere quella candela

La somma filicità sarà somma cagione della infelicità, e la perfezion della sapienza cagion della stoltizia – aforisma di Leonardo da Vinci

Fuggi e precetti di quelli speculatori che le loro ragioni non son confermate dalla isperienzia

Una volta aver provato l’ebrezza del volo, quando sarai di nuovo coi piedi per terra, continuerai a guardare il cielo – aforisma di Leonardo da Vinci

La sapienza è figliola della sperienza 

Chi semina virtù fama raccoglie 

Aristotile nel terzo dell’Etica: l’uomo è degno di lode e di vituperio solo in quelle cose che sono in sua potestà di fare e di non fare

La necessità è maestra e tutrice della natura 

Nessuna azione naturale si po’ abreviare

La proporzione non solamente nelli numeri e misure fia ritrovata, ma etiam nelli suoni, pesi, tempi e siti, e ‘n qualunque potenzia sia

A torto si lamentan li omini della fuga del tempo, incolpando quello di troppa velocità, non s’accorgendo quello essere di bastevole transito; ma bona memoria, di che la natura ci ha dotati, ci fa che ogni cosa lungamente passata ci pare esser presente – aforisma di Leonardo da Vinci

Tanto è a dire ben d’un tristo, quanto a dire mal d’un bono

Ogni parte ha inclinazion di ricongiugnersi al suo tutto per fuggire dalla sua imperfezione 

Il lume grande ed alto e non troppo potente sarà quello che rende le particole de’ corpi molto grate.

Quello che è essenziale è perfetto.

Quando Fortuna vien, prendila a man salva, dinanzi dico, perché direto è calva

Le minacce sol son arme dello imminacciato

Il moto è causa d’ogni vita.

Uno disse che in suo paese nasceva le più strane cose del mondo. L’altro rispose: “Tu che vi se’ nato, confermi ciò esser vero, per la stranezza della tua brutta presenza”

La memoria dei beni fatti, appresso l’ingratitudine, è fragile

Quattro sono le potenzie: memoria e intelletto, lascibili e concupiscibili. Le due prime son ragionevoli e l’altre sensuali

O studianti, studiate le matematiche, e non edificate sanza fondamenti

L’anima desidera stare col suo corpo, perché, sanza li strumenti organici di tal corpo, nulla può oprare né sentire

L’anima desidera stare col suo corpo perché, senza li strumenti organici di tal corpo, nulla può operare ne sentire

Naturalmente li omini boni desiderano sapere. So che molti diranno questa essere opra inutile, e questi fieno quelli de’ quali Demetrio disse non faceva conto più del vento, il quale nella lor bocca causava le parole, che del vento ch’usciva dalle parte di sotto; uomini i quali hanno solamente desiderio di corporal ricchezze, diletto, e interamente privati di quello della sapienza, cibo e veramente sicura ricchezza dell’anima; perché quant’è più degna l’anima che ‘l corpo, tanto più degni fien le ricchezze dell’anima che del corpo. E spesso quando vedo alcun di questi pigliare essa opra in mano, dubito non si come scimia sel mettino al naso o che mi domandi’ se è cosa mangiativa

Quando tu metti insieme la Scienzia de’ moti dell’acqua, ricordati di mettere, di sotto a ciascuna proposizione, li sua giovamenti, a ciò che tale scienzia non sia inutile

L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quelle che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente

La necessità è tema e inventrice della natura, e freno e regola eterna

Ecci una cosa, che quanto più se n’ha di bisogno, più si refiuta; e questo è consiglio, mal volentieri ascoltato da chi ha più bisogno, cioè dagli ignoranti. Ecci una cosa che quanto più n’hai paura e più la fuggi, più te l’avvicini; e questo è la miseria , che quanto più la fuggi più ti fai misero e sanza riposo

O tempo, consumatore delle cose, e, o invidiosa antichità, tu distruggi tutte le cose, e consumate tutte le cose dai duri denti della vecchiezza, a poco a poco, con lenta morte. Elena, quando si specchiava, vedendo le vizze grinze del suo viso fatte per la vecchiezza, piagne, e pensa seco perché fu rapita du’ volte

De’ cinque sensi, vedere, udir, odorato sono di poca proibizione, tatto e gusto no

Chi biasima la somma certezza delle matematiche si pasce di confusione, e mai porrà silenzio alle contraddizioni delle sofistiche scienze, colle quali s’impara uno eterno gridore

I sensi sono terrestri, la ragione sta for di quelli quando contempla

Siccome una giornata bene spesa dà lieto dormire, così una vita bene usata dà lieto morire

L’esperienza è il solo insegnante in cui possiamo confidare

L’età che vola discorre nascostamente e inganna altrui, e niuna cosa è più veloce che gli anni, e chi semina virtù fama raccoglie

De l’error di quelli che usano la pratica senza scienzia, vedi prima la poetica d’Orazio

Natura non rompe sua legge

Uno disse a un altro: “Tu hai tutti li occhi mutati in istran colore”. Quello li rispose: “Egli è perché i mia occhi veggono il tuo viso strano”

Alli ambiziosi, che non si contentano del benefizio della vita, né della bellezza del mondo, è dato per penitenzia che lor medesimi strazino essa vita, e che non possegghino la utilità e la bellezza del mondo

Li abbreviatori delle opere fanno ingiuria alla cognizione e allo amore, con ciò sia che l’amore di qualunche cosa è figliol d’essa cognizione, e l’amore è tanto più fervente quanto la cognizione è più certa; la qual certezza nasce dalla cognizione integrale di tutte quelle parti, le quali, essendo insieme unite, compongano il tutto di quelle cose che debbono essere amate

Il dipintore disputa e gareggia colla natura

Scienzia: notizia delle cose che sono possibile presente e preterite. Prescenzia: notizia delle cose ch’è possivine che possin venire

O speculatore delle cose, non ti laldare di conoscere le cose che ordinariamente per sé medesima la natura conduce. Ma rallegrati di conoscere il fine di quelle cose che son disegniate dalla mente tua

Chi non punisce il male comanda che lo si faccia

La nostra vita scaturisce dalla morte degli altri – aforisma sulla vita di Leonardo da Vinci

Acquista cosa nella tua gioventù, che ristori il danno della tua vecchiezza. E se tu intendi la vecchiezza aver per suo cibo la sapienza, adoprati in tal modo in gioventù, che a tal vecchiezza non manchi il nutrimento.

Nessun effetto è in natura sanza ragione, intendi la ragione e non ti bisogna sperienza

La pittura è una poesia muta, e la poesia è una pittura cieca

Nessuna certezza è dove non si pò applicare una delle scienze matematiche, over che non sono unite con esse matematiche.

Tristo è quel maestro del quale l’opera avanza il giudizio suo. E quello si drizza alla perfezione dell’arte, del quale l’opera è superata dal giudizio

La natura pare qui in molti o di molti animali stata più presto crudele matrigna che madre, e d’alcuni non matrigna, ma piatosa madre

La sperienzia, interprete in fra l’artifiziosa natura e la umana spezie, ne ‘nsegna ciò che essa natura in fra’ mortali adopra da necessità constretta, non altrimenti oprar si possa che la ragione, suo timone, oprare li ‘nsegni

Colui che in una discussione fa sfoggio di autorità, non usa la ragione, ma la memoria

La Meccanica è il paradiso delle scienze matematiche, perché con quella si viene al frutto matematico

Uno disse a un suo conoscente: “Tu hai tutti li occhi trasmutati in istrano colore”. Quello li rispose intervenirli spesso. “Ma tu non ci hai posto cura? E quando t’addivien questo?” Rispose l’altro: “Ogni volta ch’e mia occhi veggono il tuo viso strano, per violenza ricevuta da sì gran dispiacere, subito e’ s’impallidiscano e mutano in istran colore”

La natura è costretta dalla ragione della sua legge, che in lei infusamente vive

Tra la pittura e la scultura non trovo altra differenza, senonché lo scultore conduce le sue opere con maggior fatica di corpo che il pittore, ed il pittore conduce le opere sue con maggior fatica di mente

Medicina è ripareggiamento de’ disequalati elementi; Malattia è discordanza d’elementi fusi nel vitale corpo

E questa sperienza si faccia più volte, acciò che qualche accidente non impedissi o falsassi tal prova, che le sperienzia fussi falsa, e ch’ella ingannassi o no il suo speculatore

La sperienzia, interprete in fra l’artifiziosa natura e la umana spezie, ne ‘nsegna ciò che essa natura in fra’ mortali adopra da necessità constretta, non altrimenti oprar si possa che la ragione, suo timone, oprare li ‘nsegni

Chi si promette dalla sperienza quel che non è in lei si discosta dalla ragione

Ma prima farò alcuna esperienza avanti ch’io più oltre proceda, perché mia intenzione è allegare prima l’esperienzia e poi colla ragione dimostrare perché tale esperienzia è costretta in tal modo ad operare. E questa è la vera regola come li speculatori delli effetti naturali hanno a procedere, e ancora che la natura cominci dalla ragione e termini nella sperienzia, a noi bisogna seguitare in contrario, cioè cominciando, come di sopra dissi, dalla sperienzia, e con quella investigare la ragione

Chi disputa allegando l’autorità, non adopra l’ingegno, ma piuttosto la memoria

Domanda consiglio a chi ben si corregge

I’ho tanti vocavoli nella mia lingua materna, ch’io m’ho più tosto da dolere del bene intendere delle cose, che del mancamento delle parole, colle quali io possa bene espriemere il concetto della mente mia

Nissuna umana investigazione si pò dimandare vera scienzia s’essa non passa per le matematiche dimostrazioni, e se tu dirai che le scienzie, che principiano e finiscono nella mente, abbiano verità, questo non si concede, ma si niega, per molte ragioni, e prima, che in tali discorsi mentali non accade esperienzia, sanza la quale nulla dà di sé certezza

A torto si lamentan gli omini della isperienza, la quale con somme rampogne quella accusando di fallacie e di bugiarde dimonstrazioni. Ma lasciàno stare essa sperienza, e voltate tale lamentazione contro alla vostra ignoranzia, la quale vi fa transcorrere, co’ vostri vani e instolti desideri, a impromettervi di quelle cose che non sono in sua potenzia, dicendo quella esser fallace

Non appena nasce la virtù, nasce contro di lei l’invidia, e farà prima il corpo a perdere la sua ombra che la virtù la sua invidia

Le minacce sol son arme dello imminacciato

Se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo

Uno disputandosi e vantandosi di sapere fare molti vari e belli giochi, un altro de’ circustanti disse: “Io so fare uno gioco il quale farà trarre le brache a chi a me parirà”. Il primo vantatore, trovandosi sanza brache: “Che no”, disse, “che a me non le farai trarre! E vadano un paro di calze”. Il proponitore d’esso gioco, accettato lo ‘nvito, impromutò più para di brache e trassele nel volto al mettitore delle calze. E vinse il pegno

E’ più facile resistere all’inizio che alla fine

Studia prima la scienzia, e poi seguita la pratica nata da essa scienzia

Non mi legga chi non è matematico nelli mia principi

Muovesi l’amante per la cos’amata come il senso alla sensibile, e con seco s’unisce e fassi una cosa medesima. L’opera è la prima cosa che nasce dall’unione. Se la cosa amata è vile, l’amante si fa vile

De’ 5 sensi, vedere, uldir, odorato sono di poca proibizione, tatto e gusto no

Fuggi i precetti di quelli speculatori che le loro ragioni non son confermate dalla isperienzia

Alla mia età, ho incontrato tanta gente, ho sofferto e gioito, ma soprattutto ho imparato ad amare l’Amore, e a rifiutare l’odio. L’Amore dona a noi stessi l’eterna gioventù, e ogni domani è importante per incontrare nuova gente e vivere nuove storie importanti

Quando la cosa unita è conveniente al suo unitore, li seguita dilettazione e piacere e sadisfazione

Riprendi l’amico in segreto e lodalo in palese

Nissuna cosa è che più c’inganni che ‘l nostro giudizio.

La idea, over imaginativa, è timone e briglia de’ sensi, in però che la cosa immaginata move il senso

La somma felicità sarà somma cagione della infelicità, e la perfezion della sapienza cagion della stoltizia

Il mezzo più efficace di ottener fama è quello di far credere al mondo di esser già famoso

Fuggi quello studio del quale la risultante opera more coll’operante d’essa

O speculatori dello continuo moto, quanti vani disegni in simile cerca avete creati! Accompagnatevi colli cercatori dell’oro

Quando l’amante è giunto all’amato, lì si riposa. Quando il peso è posato, lì si riposa. La cosa cognosciuta col nostro intelletto

Due camminando di notte per dubbiosa via, quello dinanzi fece gran strepido col culo; e disse l’altro compagno: “Or veggo io ch’i son da te amato”. “Come?” disse l’altro. Quel rispose; “Tu mi porgi la correggia perch’io non caggia, né mi perda da te”.

Chi è Leonardo da Vinci?

Leonardo da Vinci
Leonardo da Vinci

Leonardo, come si legge sulle pagine web del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” in via S. Vittore, n. 21 – 20123 Milano (un museo bellissimo e da non perdere per gli appassionati di scienza e tecnologia o semplici curiosi in visita a Milano), è uno dei massimi esponenti dell’unione tra umanesimo e scienza. Più che inventore geniale, è attento osservatore e interprete della natura e della tecnologia del Rinascimento. Una splendida collezione di modelli delle sue macchine, ricostruiti a partire dai disegni, è il nucleo originario del museo (ubicato in un monastero olivetano degli inizi del ‘500).
Leonardo nasce il 15 Aprile 1452 ad Anchiano di Vinci, non lontano da Firenze. È figlio naturale di un notaio, Ser Piero, e nel 1460 si trasferisce a Firenze con la matrigna e il padre, che lo vuole avviare agli studi per fargli intraprendere la carriera di notaio. Ma le cose non vanno proprio come desiderato dal padre: Leonardo entra in una delle botteghe artistiche più in vista della città, quella di Andrea del Verrocchio. Il giovane inizia così il suo apprendistato e familiarizza gradualmente con tutti i segreti della bottega, in cui conosce tra gli altri Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Pietro Perugino e Lorenzo di Credi.
Nel 1472 il nome di Leonardo da Vinci è registrato nell’elenco della confraternita dei pittori, la Compagnia di San Luca: è quindi già un maestro indipendente. Frequenta accademie, botteghe e la famiglia Medici, presso la quale conosce molti intellettuali, tra cui il filosofo Marsilio Ficino.
Nel 1475 il Verrocchio assegna a Leonardo l’incarico di completare la pala d’altare rappresentante il Battesimo di Cristo. A questo si affiancano altre collaborazioni col maestro che non impediscono a Leonardo di continuare a disegnare e prendere appunti con la sua inconfondibile scrittura a rovescio.
Il 1482 è l’anno del probabile trasferimento a Milano, forse su consiglio di Lorenzo de’ Medici. Si presenta alla corte di Ludovico il Moro con una lettera in cui espone le sue abilità, soprattutto di ingegnere militare, ma anche di architetto, scultore, pittore e persino musicista. A corte si occupa anche dell’organizzazione delle feste.

Tra il 1487 e il 1490 Leonardo da Vinci, in qualità di ingegnere ducale, riceve dei pagamenti per il suo parere per risolvere i problemi statici nella costruzione del tiburio del Duomo. La sua soluzione sarà scartata a favore del progetto di Giovanni Antonio Amadeo e Giovanni Dolcebuono.

Tra il 1495 e il 1498 Leonardo da Vinci lavora a uno dei suoi più celebri lavori: l’Ultima Cena, nel refettorio del monastero domenicano di Santa Maria delle Grazie.

Fra il 1503 e il 1504 Leonardo da Vinci inizia a lavorare a due delle sue opere più famose: la Gioconda, ritratto che rimane nello studio di Leonardo fino alla morte, e la perduta Leda, omaggio alla forza generatrice della natura di cui appronta numerosi disegni preparatori.

Nel 1515-1516 Leonardo da Vinci lascia definitivamente Milano. Invitato a Roma da Giuliano de Medici, continua i suoi studi di geometria e di ingegneria idraulica, progettando la bonifica delle paludi Pontine e disegnando il porto di Civitavecchia.

Leonardo da Vinci muore il 2 maggio 1519 a Cloux e per sua volontà viene seppellito nel chiostro della chiesa di Saint Florentin ad Amboise. Leonardo da Vinci, come da suo testamento, lascia in eredità i suoi manoscritti, disegni e strumenti a Francesco Melzi, suo discepolo favorito.
Tutta la sintesi dell’affascinante storia di Leonardo da Vinci la potete leggere alla pagina www.museoscienza.org/leonardo/vita/

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