La ragazza con l'orecchino di perla - Quadro

La ragazza con l’orecchino di perla, il quadro

I ritratti suscitano sempre curiosità. Si tenta di penetrare quelle espressioni sfuggenti, quei sorrisi ammiccanti, cercando di comprendere se esse fossero un dono insito al personaggio raffigurato o una richiesta specifica all’artista. Come nel caso della “Monna Lisa” leonardesca, che a distanza di secoli tiene in scacco chiunque si accinga a decifrare quel volto, anche per “La ragazza con l’orecchino di perla” o più precisamente “La ragazza col turbante” di Jan Vermeer, molti sono coloro che si soffermano su quei tratti, avvinti dall’innocente eppur sensuale bellezza della modella. Hanno contribuito certamente a dare grande notorietà all’opera sia il libro che il film: La ragazza con l’orecchino di perla.

Vermeer: l’autore del quadro La ragazza con l’orecchino di perla

Jan Vermeer (Delft, 1632 – 1675) era figlio di un tessitore di Delft, florido centro olandese, famoso per la ceramica di colore blu. All’età di circa ventuno anni, sposò la cattolica Catharina Bolnes, che lo rese padre di quindici figli e, nonostante egli fosse protestante, non solo si convertì ma battezzò ognuno dei suoi bambini col nome di un santo. Restò ad abitare nella casa della suocera per il resto della sua vita; menzionare Maria Thins, la madre della moglie è importante, dato che fu grazie alla rendita di quest’ultima se poté avere un supporto economico quando decise di affermarsi come pittore. Jan Vermeer aveva ereditato i commerci del padre alla sua morte ma, nonostante questo, a causa della numerosa prole e delle abitudini dispendiose, non navigava in buone acque. Quando Van Ruijven, cittadino facoltoso, cominciò ad acquistare i suoi quadri, la situazione migliorò. Ma nel 1672 ci fu una grossa crisi che lo portò ad indebitarsi e a morire pochi anni dopo per il rammarico e il dolore. Nelle sue opere egli ritraeva persone dedite a lavori comuni, dove si ritrovavano a compiere gesti normalissimi che, grazie alla luce che imprimeva sulla tela, egli faceva risaltare. Vent’anni dedicati all’arte, questo il periodo fecondo, perché si data che Jan Vermeer nacque intorno al 1632 e morì nel 1675, all’età di soli 43 anni, cominciando a dipingere nel 1647.

La tecnica utilizzata, chiamata “pointillé”, consentiva, con punti minimi e vicini tra loro, di garantire una nitidezza maggiore e grazie a speciali pigmenti, a volte molto costosi, come la polvere di lapislazzuli, poteva permettersi di creare diverse sfumature di blu. Inoltre uno strumento ottico denominato “camera oscura”, di cui l’arte fiamminga faceva largo uso, permetteva una reale prospettiva della figura da ritrarre, senza dover prima esercitarsi con disegni preparatori e si ritiene che Vermeer se ne sia servito ampiamente. Essendo fino a metà dell’Ottocento poco conosciuto, Vermeer fu sottoposto a plagio e alcuni quadri furono a lui imputati e acquistati da noti collezionisti, pur se realizzati da un certo Han van Meegeren, un falsario molto dotato che grazie all’utilizzo delle stesse tecniche del famoso pittore, riuscì a sfornare tele molto peculiari.

La vera notorietà per Vermeer giunse tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, quando uno studioso francese cominciò ad interessarsi alla sua figura.

La ragazza con l’orecchino di perla – quadro

Nella sua produzione ci sono spesso volti di donne pensose ed eteree: questo il soggetto più raffigurato. La luce le soggioga sempre da sinistra, perché è lì che fa capolino nello studio del pittore. Fu maestro dei “Tronien”, qualità pittorica risalente al sedicesimo secolo, che rappresentava persone vicine, note e frequentate. Tra questi il volto di Griet, la sua domestica e musa, rappresentato nel quadro La ragazza con l’orecchino di perla. L’opera, che qualcuno definisce la “Monna Lisa olandese“, è solitamente visibile nei Paesi bassi, presso il museo Mauritshuis all’Aia. Dal 2014 è stata posta in una sede di rilievo, dopo che negli anni precedenti, a seguito di un restauro del museo, è stata attrazione in mostre in giro per il mondo.

La ragazza con l’orecchino di perla, misura 44,5 × 39 cm e, come tutti i dipinti di Vermeer (in totale sono circa una trentina), non è di grosse dimensioni. Si pensa che la perla raffigurata in realtà fosse vetro dipinto, essendo a quei tempi un gioiello troppo singolare, soprattutto per la sua caratura. In “La ragazza con l’orecchino di perla”, il copricapo è a tinte vivide che contrastano con i toni cupi attorno. Il volto madreperla è di una dolcezza che smarrisce e la perla, che rappresenta il monile del titolo, è lucente e seppur visibile nella sua completezza, al contempo appare accennata a tratti. Le labbra socchiuse e gli occhi sfavillanti rendono la giovane un gioiello ella stessa.

Come riportato anche nel La ragazza con l’orecchino di perla – libro di Tracy Chevalier e da La ragazza con l’orecchino di perla – film di Peter Webber, l’intenso rapporto tra Jan e Griet fu complice di questo magnifico ritratto, capolavoro della pittura olandese, che dà testimonianza del genio e del sentimento di colui che, vittima di una situazione familiare opprimente e intricata, trovò in quella fanciulla servizievole e attenta ai suoi consigli, una compagna ed un’ispirazione ebbra, fautrice di pennellate colme di fervore e perfezione, coronamento di una carriera che ancora per alcuni anni lo porterà a regalare al mondo altre meraviglie ma che al tempo stesso, come il canto del cigno, fermerà su quel lavoro il meglio della sua produzione.

Vi invito a leggere i due articoli su libro e film:
La ragazza con l’orecchino di perla – libro
La ragazza con l’orecchino di perla – film

Vermeer dipinge la ragazza con l'orecchino di perla - Film
Vermeer dipinge la ragazza con l’orecchino di perla – Film
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