La ragazza con l'orecchino di perla - Libro

La ragazza con l’orecchino di perla, il libro

La ragazza con l’orecchino di perla è un romanzo storico scritto nel 1999 dalla scrittrice statunitense Tracy Chevalier (nata a Washington il 19 ottobre 1962). Il libro, edito in Italia nel 2000, narra la storia di Griet che ha ispirato al pittore olandese Jan Vermeer il famoso quadro la ragazza con l’orecchino di perla. Per saperne di più sul quadro leggi: La ragazza con l’orecchino di perla: il quadro. Il romanzo ha ispirato anche l’omonimo film del 2003 con Colin Firth e Scarlett Johansson con la regia di Peter Webber. Per sapere di più sul film: La ragazza con l’orecchino di perla – il film

Trama del romanzo La ragazza con l’orecchino di perla

La ragazza con l'orecchino di perla - Film
La ragazza con l’orecchino di perla – Film

La giovane Griet, figlia di un decoratore di ceramiche protestante che ha perso la vista per un incidente sopraggiunto sul lavoro, è in cucina e mentre pulisce le verdure ascolta il proprio genitore discorrere con una donna bionda dall’atteggiamento superbo e un uomo bruno dal fare indecifrabile. Poco dopo viene informata che si tratta dei signori Vermeer, Jan il pittore e sua moglie Catharina, e che presto prenderà servizio nella loro casa come domestica e vi resterà tutti giorni della settimana, rientrando a casa solo la domenica. Avendo dimestichezza con la pulizia dello studio di un artista disabile, sarà utile per lei ciò che ha imparato nella bottega del padre trasferendolo a casa del suo datore di lavoro, che esige attenzione e ordine maniacale. Pian piano Griet diventerà parte integrante di quella famiglia. Farà amicizia con la prima figlia dei coniugi, si ambienterà con le incombenze da svolgere, guadagnandosi anche la stima di Jan, cosa che scatenerà il malvolere di Tanneke, un’altra delle serve. Il mecenate di Vermeer, Van Ruijven, si sente attratto da Griet e ordina un quadro in cui comparire con la ragazza, in modo da conquistarla. Ma al rifiuto del pittore, deve accettare semplicemente un ritratto della stessa.

Vermeer dipinge la ragazza con l'orecchino di perla - Film
Vermeer dipinge la ragazza con l’orecchino di perla – Film

Il dover posare tutti i giorni, crea una forte complicità tra pittore e modella, cosa di cui viene tenuta allo scuro Catharina, molto gelosa. Per dare al quadro maggior risalto, vengono utilizzati degli orecchini di perle della signora Vermeer per indossare i quali Griet, da sola, fora i propri lobi, non senza spasimo, pur di poterli infilare. Quando la moglie di Jan scopre la tela, vorrebbe rovinarla ed inveisce contro chi, dietro le sue spalle, ha tramato. Così Griet è costretta ad andare via per sempre e ritrovato Pieter, macellaio che aveva conosciuto nelle sue visite al mercato e che si era innamorato di lei, lo sposa. Alcuni anni dopo, alla morte del pittore, Catharina visita la casa di Griet e di suo marito, ora genitori di due figli, uno bruno e l’altro biondo, e le dona gli orecchini come eredità voluta dal pittore stesso, che l’ha sempre serbata nei suoi pensieri.

Differenze tra il film ed il libro La ragazza con l’orecchino di perla

Come ogni opera letteraria trasposta in versione cinematografica, anche nel caso de “La ragazza con l’orecchino di perla”, romanzo del 1999 scritto da Tracy Chevalier e pubblicato in Italia nel 2000, si denotano molte discrepanze. In primis la questione legata ai famosi orecchini. Nel libro è Griet che si buca il lobo dell’orecchio sinistro e poi anche l’altro per accontentare Vermeer, che trova paradossale collocare un solo monile e non l’altro ai lobi, mentre nel film è Vermeer che, dietro richiesta della ragazza, le fende il lobo per porvi il gioiello. Ed è Catharina stessa che dopo alcuni anni dona a Griet gli orecchini come eredità di Vermeer, mentre nel film, la moglie del pittore affida alla serva Tanneke l’onere della consegna.
La stessa Tanneke nel libro è gelosa di Griet per le concessioni che ottiene, mentre nella pellicola sono quasi complici nella loro amicizia. Infine il rapporto con Pieter e la nascita dei loro figli nel film non viene messa in rilievo, ma solo accennata.

Quando si legge, se si è compenetrati nel testo, capita di estraniarsi a tal punto da divenire parte del racconto e di sentirsi quasi adattati all’ambientazione e elementi integranti della storia stessa. Per questo motivo quando il cinema sceglie di acquisire i diritti di un libro per trasformarlo sul grande schermo in immagini e sonoro, ci si sente emozionati di ravvisare come il regista ed il cast possano aver interpretato il racconto. Spesso il risultato è convincente e magari per alcuni astanti alla proiezione non avvezzi alla lettura, è un modo per incuriosire verso l’acquisto del libro stesso, per comprendere la genesi della storia. In alcuni casi, invece, l’esito è o pietoso o grottesco oppure così al di sotto delle aspettative che lo stesso scrittore deve pentirsi di aver affidato il proprio capolavoro in mani inidonee. Nel caso de “La ragazza con l’orecchino di perla”, Peter Webber e, soprattutto, Scarlett Johansson, la protagonista, hanno reso al testo quel fascino e quella inquietudine conturbanti, indispensabili per catturare l’attenzione degli spettatori. Ma la magia di scorrere tra le dita le pagine e inalare l’aroma della carta stampata è più di qualsiasi emozione si possa comparare. Per cui vale sempre la pena ritagliarsi del tempo per immergersi nella lettura di questo testo storico che narra di un pittore e della pittura stessa, attraverso una passione quasi idilliaca che, come tutte le passioni, brucia in fretta ma rimane immortalata nel ricordo.

Vota questa Frase