Poesie Festa della Mamma

Festa della mamma: poesie sulla mamma

In occasione della Festa della Mamma abbiamo raccolto alcune tra le più belle poesie sulla mamma tra le quali troverai sicuramente quella ideale da dedicare, in questa lieta occasione, alla tua cara mamma per la festa della mamma: a colei che ci ha dato la vita e che si è presa e si prenderà sempre cura di noi.

La Festa della Mamma è una ricorrenza diffusa in tutto il mondo: in Italia la festa della mamma cade la seconda domenica di maggio.

La festa della mamma rappresenta l’occasione speciale per esprimere pubblicamente l’amore e la gratitudine per la nostra mamma: sembra talmente scontato che troppo spesso dimentichiamo di manifestare questi giusti sentimenti. La Festa della mamma rappresenta un’ulteriore occasione per esprimerle i nostri sentimenti e, perché no, per omaggiarla con un gradito pensiero o con un regalo più importante.
E confezionare il regalo con una bella poesia sulla mamma lo renderà ancora più gradito e speciale: un pensiero per ringraziarla (non è mai abbastanza) per tutti i sacrifici che ha fatto e che continua a fare e per tutto l’affetto incondizionato che ci regala sempre.
La sola lettura di queste splendide poesie sulla mamma ti scalderà il cuore e ti farà meditare su quanto siano straordinarie le mamme.
Se una bella poesia può sembrare un pò troppo impegnativa, potrai trovare una bella frase per il tuo bigliettino di auguri per la festa della mamma tra le nostre: frasi auguri Festa della Mamma.

Ma quali sono le più belle poesie per la festa della mamma? Quali sono le poesie sulla mamma più famose e più conosciute? Tra scrittori famosi, italiani e non, qual’è la più bella poesia sulla mamma? Quel’è la più bella poesia sulla mamma per te? Quale poesia sulla mamma ti commuove di più? Quale rispecchia di più lo spirito di tua mamma?

Abbiamo raccolto alcune tra le più belle poesie sulla mamma: i magnifici versi che i più sommi poeti, più o meno famosi, italiani e stranieri, hanno dedicato alla propria mamma.

Ecco alcune delle più belle poesie sulla mamma da dedicare, magari, in occasione della Festa della Mamma : da leggere e rileggere, utili per meditare, belle da dedicare.

Si tratta di poesie scritte da poeti vissuti in epoche diverse, di differenti estrazioni sociali; sono poesie diverse tra loro ma tutte molto belle, tutte aventi lo stesso filo conduttore, la stessa musa ispiratrice: la mamma o, come la si soleva chiamare in passato, la madre.

Se volete, potete anche leggere: frasi auguri festa della mamma o aforismi dedicati alla mamma. Potrebbero interessarvi anche: proverbi dedicati alla mamma o magari poesie in dialetto per la festa della mamma.

Ma ritorniamo alle nostre poesie sulla mamma. Come l’amore, l’odio e la guerra, la mamma è da sempre uno dei temi più cari per gli artisti di tutto il mondo. Poeti e scrittori hanno spesso scritto rivolgendosi alle loro madri.

Abbiamo scelto alcune tra le più belle e significative poesie sulla mamma, scritte dai più grandi poeti italiani di tutti i tempi: Dante Alighieri, Gabriele d’Annunzio, Edmondo De Amicis, Eugenio Montale, Giovanni Pascoli, Salvatore Quasimodo, Umberto Saba, Giuseppe Ungaretti.

 

Mamma di Dante Alighieri

Mamma

Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti si’, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si riaccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’eterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar senz’ali.

– Dante Alighieri –
poesia sulla mamma

Consolazione di Gabriele d’Annunzio

Consolazione

Non pianger più. Torna il diletto figlio
a la tua casa. È stanco di mentire.
Vieni; usciamo. Tempo è di rifiorire.
Troppo sei bianca: il volto è quasi un giglio.

Vieni; usciamo. Il giardino abbandonato
serba ancóra per noi qualche sentiero.
Ti dirò come sia dolce il mistero
che vela certe cose del passato.

Ancóra qualche rose è ne’ rosai,
ancóra qualche timida erba odora.
Ne l’abbandono il caro luogo ancóra
sorriderà, se tu sorriderai.

Ti dirò come sia dolce il sorriso
di certe cose che l’oblìo afflisse.
Che proveresti tu se fiorisse
la terra sotto i piedi, all’improvviso?

Tanto accadrà, ben che non sia d’aprile.
Usciamo. Non coprirti il capo. È un lento
sol di settembre; e ancor non vedo argento
su ‘l tuo capo, e la riga è ancor sottile.

Perché ti neghi con lo sguardo stanco?
La madre fa quel che il buon figlio vuole.
Bisogna che tu prenda un po’ di sole,
un po’ di sole su quel viso bianco.

Bisogna che tu sia forte; bisogna
che tu non pensi a le cattive cose…
Se noi andiamo verso quelle rose,
io parlo piano, l’anima tua sogna.

Sogna, sogna, mia cara anima! Tutto,
tutto sarà come al tempo lontano.
Io metterò ne la tua pura mano
tutto il mio cuore. Nulla è ancor distrutto.

Sogna, sogna! Io vivrò de la tua vita.
In una vita semplice e profonda
io rivivrò. La lieve ostia che monda
io la riceverò da le tue dita.

Sogna, ché il tempo di sognare è giunto.
Io parlo. Di’: l’anima tua m’intende?
Vedi? Ne l’aria fluttua e s’accende
quasi il fantasma d’un april defunto.

Settembre (di’: l’anima tua m’ascolta?)
ha ne l’odore suo, nel suo pallore,
non so, quasi l’odore ed il pallore
di qualche primavera dissepolta.

Sogniamo, poi ch’è tempo di sognare.
Sorridiamo. È la nostra primavera,
questa. A casa, più tardi, verso sera,
vo’ riaprire il cembalo e sonare.

Quanto ha dormito, il cembalo! Mancava,
allora, qualche corda; qualche corda
ancora manca. E l’ebano ricorda
le lunghe dita ceree de l’ava.

Mentre che fra le tende scolorate
vagherà qualche odore delicato,
(m’odi tu?) qualche cosa come un fiato
debole di viole un po’ passate,

sonerò qualche vecchia aria di danza,
assai vecchia, assai nobile, anche un poco
triste; e il suono sarà velato, fioco,
quasi venise da quell’altra stanza.

Poi per te sola io vo’ comporre un canto
che ti raccolga come in una cuna,
sopra un antico metro, ma con una
grazia che sia vaga e negletta alquanto.

Tutto sarà come al tempo lontano.
L’anima sarà semplice com’era;
e a te verrà, quando vorrai, leggera
come vien l’acqua al cavo de la mano.

– Gabriele d’Annunzio –
poesia sulla mamma

La mamma di Edmondo De Amicis

La mamma

Anche povera come l’uccello
che, fuor del nido, nulla possiede,
sempre la mamma ha cuore da dare
ché suo figlio non abbia a penare.
Sempre la mamma è il fiore odoroso
che tutto intorno riempie di sé,
anche se sta lontano da te
col suo pensiero ti vive accanto.
Splende il suo cuore come una stella,
vive il suo amore come una fonte:
alla sua acqua riprendi lena,
alla sua luce rischiari la fronte.
Tu ti nascondi, ma lei ti vede;
tu non le parli, ma lei t’intende;
sulla tua soglia sempre si siede;
pena le dai e letizia ti rende.
Come albero che goccia nel sole
rivestito di subito incanto,
se tu le dici dolci parole
diventa luce pure il suo pianto.

– Edmondo De Amicis –
poesia sulla mamma

A Mia Madre di Edmondo De Amicis

A Mia Madre

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni
mia madre ha sessant’anni e più la guardo
e più mi sembra bella.
Non ha un accento, un guardo, un riso
che non mi tocchi dolcemente il cuore.
Ah se fossi pittore, farei tutta la vita
il suo ritratto.
Vorrei ritrarla quando inchina il viso
perch’io le baci la sua treccia bianca
e quando inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.
Ah se fosse un mio prego in cielo accolto
non chiederei al gran pittore d’Urbino
il pennello divino per coronar di gloria
il suo bel volto.
Vorrei poter cangiar vita con vita,
darle tutto il vigor degli anni miei
Vorrei veder me vecchio e lei…
dal sacrificio mio ringiovanita!

– Edmondo De Amicis –
poesia sulla mamma

 

A mia madre di Eugenio Montale

A mia madre

Ora che il coro delle coturnici
ti blandisce nel sonno eterno, rotta
felice schiera in fuga verso i clivi
vendemmiati del Mesco,
or che la lotta
dei viventi più infuria, se tu cedi
come un’ombra la spoglia
(e non è un’ombra,
o gentile, non è ciò che tu credi)
chi ti proteggerà ?
La strada sgombra
non è una via, solo due mani, un volto,
quelle mani, quel volto, il gesto di una
vita che non è un’altra ma se stessa,
solo questo ti pone nell’esilio
folto d’anime e voci in cui tu vivi.
E la domanda che tu lasci è anch’essa
un gesto tuo, all’ombra delle croci.

– Eugenio Montale –
poesia sulla mamma

Mia madre di Giovanni Pascoli

Mia madre

Don… don e mi dicono Dormi!
Mi cantano Dormi! Sussurrano
Dormi! Bisbigliano Dormi!
Là, voci di tenebra azzurra…
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch’io torni com’era…
sentivo mia madre… poi nulla
sul far della sera.

– Giovanni Pascoli –
poesia sulla mamma

 

Lettera Alla Madre Salvatore Quasimodo

Lettera Alla Madre

Mater dolcissima, ora scendono le nebbie,
il Naviglio urta confusamente sulle dighe,
gli alberi si gonfiano d’acqua, bruciano di neve;
non sono triste nel Nord: non sono
in pace con me, ma non aspetto
perdono da nessuno, molti mi devono lacrime
da uomo a uomo. So che non stai bene, che vivi
come tutte le madri dei poeti, povera
e giusta nella misura d’amore
per i figli lontani. Oggi sono io
che ti scrivo.» – Finalmente, dirai, due parole
di quel ragazzo che fuggì di notte con un mantello corto
e alcuni versi in tasca. Povero, così pronto di cuore
lo uccideranno un giorno in qualche luogo. –
«Certo, ricordo, fu da quel grigio scalo
di treni lenti che portavano mandorle e arance,
alla foce dell’Imera, il fiume pieno di gazze,
di sale, d’eucalyptus. Ma ora ti ringrazio,
questo voglio, dell’ironia che hai messo
sul mio labbro, mite come la tua.
Quel sorriso m’ha salvato da pianti e da dolori.
E non importa se ora ho qualche lacrima per te,
per tutti quelli che come te aspettano,
e non sanno che cosa. Ah, gentile morte,
non toccare l’orologio in cucina che batte sopra il muro
tutta la mia infanzia è passata sullo smalto
del suo quadrante, su quei fiori dipinti:
non toccare le mani, il cuore dei vecchi.
Ma forse qualcuno risponde? O morte di pietà,
morte di pudore. Addio, cara, addio, mia dolcissima mater.

– Salvatore Quasimodo –
poesia sulla mamma

 

Preghiera alla madre di Umberto Saba

Preghiera alla madre

Madre che ho fatto soffrire
(cantava un merlo alla finestra, il giorno
abbassava, sì acuta era la pena
che morte a entrambi io m’invocavo) madre
ieri in tomba obliata,
oggi rinata; presenza,
che dal fondo dilaga quasi vena
d’acqua, cui dura forza reprimeva,
e una mano le toglie abile o incauta
l’impedimento;
presaga gioia io sento
il tuo ritorno, madre mia che ho fatto,
come un buon figlio amoroso, soffrire.
Pacificata in me ripeti antichi
moniti vani. E il tuo soggiorno un verde
giardino io penso, ove con te riprendere
può a conversare l’anima fanciulla,
inebbriarsi del tuo mesto viso,
sì che l’ali vi perda come al lume
una farfalla. È un sogno,
un mesto sogno; ed io lo so. Ma giungere
vorrei dove sei giunta, entrare dove
tu sei entrata
ho tanta gioia e tanta stanchezza!
farmi, o madre,
come una macchia dalla terra nata,
che in sé la terra riassorbe ed annulla.

– Umberto Saba –
poesia sulla mamma

 

La Madre di Giuseppe Ungaretti

La Madre

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

– Giuseppe Ungaretti –
poesia sulla mamma

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