Per amor di quei dieci non la distruggerò

“Non adirarti, Signore, – riprese Abramo – parlerò per l’ultima volta. Forse ve ne saranno soltanto dieci”.
“Per amor di quei dieci non la distruggerò” rispose il Signore.

Ecco il versetto 32 del capitolo 18 del libro della Genesi, primo libro della Torah del Tanakh ebraico e della Bibbia cristiana.

Di seguito parte di due dei più bei capitoli (18 e 19) del libro della Genesi, quantomai attuali e da tenere sempre presente nella vita quotidiana: protagonisti Abramo e Lot, sullo sfondo Sodoma e Gomorra!

Intercessione di Abramo
Abramo stava di fronte al Signore

Così il Signore disse ad Abramo: ‘Le accuse contro Sodoma e Gomorra sono tremende. Il peccato di quelle città è troppo grave. Voglio andare a vedere se queste accuse sono proprio vere. Voglio saperlo’.
Due di quegli uomini si avviarono verso Sodoma.

Abramo stava di fronte al Signore. Gli si avvicinò e disse: – Davvero tu vuoi distruggere insieme il colpevole e l’innocente? Forse in quella città vi sono cinquanta innocenti. Davvero tu li vuoi far morire? Perché invece non perdoni a quella città per amore di quei cinquanta?Allontana da te l’idea di far morire insieme il colpevole e l’innocente! Il giudice del mondo eserciterà forse la giustizia in modo ingiusto?
Se trovo cinquanta innocenti nella città di Sodoma, – gli rispose il Signore, – per amor loro perdonerò a tutta la città.
Abramo riprese a dire:
Ecco, io oso parlare al Signore anche se sono soltanto un povero mortale. Può darsi che invece di cinquanta innocenti ve ne siano cinque di meno! E tu, per cinque di meno, distruggeresti tutta la città?
– No! – gli rispose il Signore, – non la distruggerò se in essa vi sono quarantacinque innocenti!
Abramo continuò:
Può darsi che ve ne siano solamente quaranta!
E io non la distruggerò per amore di quei quaranta! – rispose il Signore.
Non offenderti, mio Signore, – continuò Abramo, – non posso fare a meno di parlare ancora. Può darsi che ve ne siano soltanto trenta!
Non distruggerò quel luogo se ne trovo trenta, – rispose il Signore.
Abramo riprese:
Insisto ancora, Signore! Forse ce ne saranno venti.
Non la distruggerò anche se ce ne sono venti! – rispose il Signore.
Non adirarti, Signore, – riprese Abramo, – parlerò per l’ultima volta. Forse ve ne saranno soltanto dieci.
Per amor di quei dieci non la distruggerò, – rispose il Signore.
Quando ebbe finito di parlare con Abramo, il Signore se ne andò e Abramo tornò alla sua tenda.

Quando i due angeli giunsero a Sodoma, verso sera, Lot stava seduto alla porta di quella città. Appena li vide si alzò per andar loro incontro. Si inchinò faccia a terra, poi disse:
Io sono qui per servirvi. Vi prego, venite a casa mia questa notte. Vi potrete lavare i piedi e dormire. Domani di buon mattino vi alzerete e proseguirete il vostro viaggio.
– Non è il caso, – essi risposero, – possiamo benissimo trascorrere la notte qui all’aperto.
Lot però insisté tanto che essi si fermarono da lui ed entrarono in casa sua. Egli preparò la cena, fece cuocere dei pani non lievitati, ed essi mangiarono.
Ma prima ancora che fossero andati a dormire, tutti gli abitanti della città di Sodoma, giovani e vecchi, giunti anche dai quartieri più lontani, circondarono la casa. Gridarono:
– Lot, dove sono quegli uomini che sono venuti da te questa notte? Falli uscire! – Dicevano così perché volevano violentarli.
Allora Lot uscì loro incontro, sulla soglia. Si chiuse la porta alle spalle e disse:
– Fratelli miei, vi prego, non fate una simile malvagità. Datemi ascolto! Io ho due figlie ancora vergini. Ve le porterò fuori e potrete farne quel che vorrete, ma non toccate gli uomini: sono miei ospiti.
– Togliti dai piedi – gli risposero. E aggiunsero:
– Questo individuo, venuto a stare qui come straniero ora ci vuole insegnare quel che dobbiamo fare! Ti tratteremo peggio di loro.
Si precipitarono contro Lot e si avventarono per sfondare l’uscio. Ma i due angeli allungarono le braccia, afferrarono Lot, lo trascinarono in casa e richiusero la porta. Poi colpirono tutta la gente che stava sulla soglia della casa, giovani e vecchi, con un bagliore accecante. Così si affannarono inutilmente a cercare l’entrata.

Distruzione di Sodoma

I due uomini dissero a Lot: ‘Il Signore ci ha mandato per distruggere questo luogo, perché tremenda è la protesta salita fino a lui contro i suoi abitanti. Perciò fa’ uscire di qui i tuoi figli, le tue figlie, i tuoi futuri generi, tutti i tuoi che abitano in questa città e ogni altro parente, se ne hai ancora’.
Lot andò ad avvertire i suoi futuri generi:
‘Alzatevi, – disse loro, – lasciate questo luogo, perché il Signore sta per distruggerlo‘. Ma essi pensavano che Lot stesse scherzando.
L’alba stava appena sorgendo quando quegli uomini fecero premura a Lot. ‘Sbrigati, – gli dicevano, – prendi tua moglie e le tue due figlie che sono con te e parti, altrimenti morirete nella punizione di questa malvagia città!
Lot era ancora indeciso, ma poiché il Signore voleva risparmiarlo, quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e le due figlie, li fecero uscire e li lasciarono fuori della città.
Nel condurli fuori uno di essi diceva a Lot: – Scappa! Ne va della tua vita! Non voltarti indietro. Non fermarti nella pianura! Fuggi in montagna, così non verrai travolto dal disastro.
Ma Lot rispose:
No, mio Signore, ti prego! Certo tu sei stato favorevole a me che sono tuo servo. Hai avuto verso di me grande benignità conservandomi in vita. Ma io non ce la faccio a salvarmi in montagna, per sfuggire al disastro e non morire. Vedi quella piccola città? È abbastanza vicina perché io possa raggiungerla. Ti prego, permettimi di rifugiarmi là: è tanto piccola! Così io vivrò.
– Ecco, – gli rispose il Signore, – ti concedo anche questo. Non distruggerò la città che hai indicato. Presto, corri! Io non potrò agire finché tu non sarai arrivato laggiù.
Per questo la città è stata chiamata Zoar.
Il sole si era levato e Lot era giunto a Zoar quando il Signore fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco. Il Signore distrusse quelle città e tutti i loro abitanti, tutta la pianura e la vegetazione del territorio. Ma la moglie di Lot si voltò indietro a guardare e divenne una statua di sale.
Abramo, alzatosi di buon mattino, andò al luogo dove si era fermato a parlare con il Signore. Volse lo sguardo su Sodoma e Gomorra e su tutta l’estensione della valle. Vide alzarsi da terra un fumo simile a quello di una fornace.
Così, quando distrusse le città della valle dove Lot aveva abitato, Dio non si dimenticò di Abramo e salvò Lot da quel disastro.

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